Il realismo morale e il relativismo morale danno risposte davvero opposte a una domanda di fondo che sta sotto al comune disaccordo etico: esiste qualcosa come l'essere semplicemente, oggettivamente sbagliato, oppure «sbagliato» è sempre relativo agli standard di qualcuno? Il realismo morale sostiene che almeno alcune affermazioni morali sono oggettivamente vere, vere indipendentemente da ciò in cui crede una particolare cultura o un individuo, più o meno nel modo in cui un'affermazione sul punto di ebollizione dell'acqua è vera indipendentemente dalla credenza. Il relativismo morale sostiene invece che la verità di un'affermazione morale dipende dagli standard della cultura o dell'individuo che la formula effettivamente, così che lo stesso identico atto può essere davvero sbagliato secondo gli standard di una cultura e davvero ammissibile secondo quelli di un'altra, senza che nessuna delle due culture si sbagli semplicemente.
Le due posizioni non sono d'accordo su cosa sia davvero un disaccordo morale tra culture
Quando due culture sono in disaccordo su una questione morale, un realista morale tratta quel disaccordo nello stesso modo in cui tratterebbe un disaccordo fattuale sul mondo naturale: al massimo una delle due parti può avere davvero ragione, e ulteriori prove o argomenti potrebbero, in linea di principio, stabilire chi sia. Un relativista morale tratta lo stesso identico disaccordo in modo piuttosto diverso, come ciascuna cultura che applica correttamente i propri standard davvero validi, piuttosto che come una disputa con un'unica risposta vera e oggettivamente corretta ancora da trovare, il che significa che il disaccordo stesso non richiede una risoluzione determinata nel modo in cui la richiederebbe una disputa fattuale.
Ogni posizione affronta un'obiezione davvero seria che l'altra è costruita per evitare
Il realismo morale affronta la sfida di spiegare cosa siano effettivamente i fatti morali e come chiunque possa arrivare a conoscerli, dato che non sembrano scopribili attraverso l'osservazione scientifica ordinaria nel modo in cui lo sono i fatti sul mondo fisico. Il relativismo morale affronta la sfida opposta: sembra escludere la possibilità di criticare davvero le pratiche morali di un'altra cultura come effettivamente sbagliate, dato che secondo la logica stessa del relativismo le pratiche di quella cultura sono corrette relativamente ai propri standard, una conseguenza che molte persone trovano seriamente controintuitiva quando applicata a pratiche che considerano davvero dannose. Ogni teoria è stata costruita in parte in risposta ai problemi in cui incappa l'altra, ed è esattamente per questo che il dibattito tra le due è rimasto vivo e centrale in etica invece di risolversi in un senso o nell'altro.
Quello di cui non siamo ancora certi
Che il realismo morale e il relativismo morale diano risposte davvero diverse e ben definite a cosa renda vera un'affermazione morale è un terreno ben stabilito e ampiamente dibattuto all'interno della metaetica. Quello che resta una domanda filosofica davvero viva e irrisolta è quale delle due posizioni, se una delle due, sia effettivamente corretta, dato che i filosofi su entrambi i fronti hanno sviluppato posizioni serie e argomentate con cura e nessuna delle due è riuscita a rispondere pienamente alle obiezioni più forti sollevate contro di essa, e questa disputa continua a collocarsi vicino al centro stesso del dibattito metaetico in corso piuttosto che essere risolta in una direzione o nell'altra.
Questo argomento fa parte di Relativismo Morale contro Realismo Morale, uno dei sette argomenti in Etica, uno dei cinque ambiti in Filosofia, una delle diciassette materie su cui l'app può interrogarti.