Il cancro viene spesso descritto in modo impreciso come cellule che "crescono senza controllo", una formula che sminuisce ciò che accade davvero. Un modo più preciso, e più utile, di capirlo: il cancro è l'esito della selezione naturale darwiniana che si svolge tra le cellule di una persona, nel corso di anni o decenni, dentro un solo corpo.
Una cellula normale accumula le mutazioni sbagliate, una alla volta
Le cellule si dividono di continuo per tutta la vita, e ogni divisione porta con sé una piccola probabilità di errore di copiatura. Quasi tutte queste mutazioni sono innocue, vengono riparate, oppure fanno morire la cellula. Molto di rado, una mutazione capita di finire in uno dei pochi geni che controllano la divisione cellulare stessa — geni che normalmente funzionano da acceleratori, chiamati oncogeni quando mutano diventando iperattivi, oppure da freni, chiamati geni oncosoppressori quando mutano smettendo di funzionare. Una cellula che accumula per caso diverse mutazioni di questo tipo acquisisce un vantaggio reale ed ereditabile: essa e i suoi discendenti si dividono più in fretta, o muoiono più di rado, rispetto alle cellule normali che le circondano.
È la selezione, non solo la mutazione, a far avanzare la malattia
I discendenti di quella singola cellula avvantaggiata superano i vicini nella competizione per spazio e risorse, esattamente come un organismo più adatto supera gli altri in una popolazione — un processo evolutivo interno che i biologi chiamano evoluzione somatica, o evoluzione clonale. Ulteriori mutazioni che compaiono all'interno di quel lignaggio già avvantaggiato, se conferiscono un vantaggio ancora maggiore — crescita più rapida, capacità di eludere il sistema immunitario, capacità di invadere nuovi tessuti — vengono selezionate a loro volta, accumulandosi nel corso degli anni. Ciò che dall'esterno appare come un unico processo fuori controllo è in realtà molti cicli di mutazione e selezione, compressi nel tessuto di un singolo paziente.
Su cosa non abbiamo ancora le idee chiare
Capire il cancro come processo evolutivo ha conseguenze pratiche reali, ancora in via di definizione. I trattamenti che eliminano le cellule tumorali più vulnerabili possono, senza volerlo, agire come una pressione selettiva forte, liberando spazio perché le eventuali cellule resistenti già presenti nel tumore prendano il sopravvento — una delle spiegazioni principali del motivo per cui i tumori tornano così spesso in una forma resistente al trattamento. Come progettare strategie terapeutiche che tengano conto di questa dinamica evolutiva — a volte proposte come dosaggi deliberatamente meno aggressivi, per evitare di selezionare fortemente la resistenza — è un'area attiva e ancora irrisolta della ricerca sul cancro e della progettazione degli studi clinici, non una prassi consolidata.
Questo argomento fa parte di Neoplasie e Biologia del Cancro, uno dei sette argomenti in Patologia, uno dei quattro ambiti in Medicina, una delle diciassette materie su cui l'app può interrogarti.